HASSELBLAD MASTER
ARCHITECTURE
Questo progetto è stato selezionato come finalista nella categoria Architecture degli Hasselblad Masters.
La serie si sviluppa attorno a tre architetture religiose del Veneto:
la Chiesa di Nostra Signora del Cadore a Borca di Cadore (Villaggio ENI)
la Chiesa di San Bartolomeo a Treviso
la Chiesa di Santa Maria Immacolata a Longarone
Questi edifici, pur appartenendo a contesti e linguaggi differenti, condividono una condizione comune: sono dispositivi che mediano tra spazio costruito e paesaggio, tra presenza umana e dimensione territoriale.
Il lavoro non si limita a documentare l’architettura, ma costruisce una narrazione in cui il territorio diventa parte attiva dell’immagine. La montagna, la pianura e il tessuto urbano non funzionano come sfondi, ma come campi di tensione che influenzano la percezione degli edifici e ne ridefiniscono il significato.
In questo senso, il paesaggio è trattato come struttura narrativa:
nella verticalità tecnica e quasi estranea della chiesa di Borca, che dialoga con l’ambiente montano attraverso contrasto e discontinuità
nella chiarezza modulare della chiesa di Treviso, dove l’architettura si inserisce in un contesto più ordinato e misurato
nella presenza della chiesa di Longarone, dove il rapporto con la montagna introduce una dimensione di memoria e stratificazione
Attraverso queste immagini emerge anche una lettura del territorio: un paesaggio non omogeneo, ma fatto di transizioni, discontinuità e adattamenti. Le Dolomiti e le aree pedemontane non vengono rappresentate come scenari statici, ma come luoghi in cui l’architettura rivela tracce di trasformazioni economiche, sociali e culturali. Gli edifici religiosi diventano così punti di osservazione privilegiati, capaci di restituire una geografia fatta di isolamento, ricostruzione e ridefinizione continua.
La fotografia, in questo contesto, non descrive soltanto forme, ma suggerisce una possibile interpretazione del territorio: un sistema complesso in cui architettura e paesaggio si influenzano reciprocamente, costruendo un racconto che è allo stesso tempo visivo e culturale.
La selezione come finalista riconosce questa direzione, orientata verso una rappresentazione dell’architettura che si colloca tra interpretazione e riduzione, dove il paesaggio non è sfondo ma racconto.