RESTARE

Burano

Giorni eccezionali

Questo progetto nasce durante alcuni giorni di alte maree eccezionali, quando Burano si è trovata ripetutamente sommersa dall’acqua di laguna. Giorni in cui l’evento straordinario ha smesso di essere notizia e si è trasformato in condizione quotidiana, imponendo ai residenti un confronto diretto e continuo con la fragilità del luogo in cui vivono.

Oltre il colore

Burano è spesso raccontata attraverso ciò che appare immediatamente: il colore delle case, la loro varietà, la loro leggerezza visiva. In quei giorni, però, il colore diventava contorno. L’acqua entrava nelle case, occupava gli spazi, modificava i gesti più semplici. Il paesaggio mostrava la sua vulnerabilità, e con esso le persone che lo abitano.

Restare

La parola restare assume qui un significato concreto. Restare mentre l’acqua sale. Restare mentre gli interni vengono svuotati e riordinati più volte. Restare non come atto eroico, ma come condizione necessaria, spesso inevitabile. Una scelta che non nasce dalla retorica della resistenza, ma dalla quotidianità di chi vive in un luogo e non può — o non vuole — abbandonarlo.

Le sfumature umane

Durante quelle giornate, le sfumature più complesse non erano quelle del cielo o della luce, ma quelle umane. C’era chi, nonostante l’acqua in casa, accompagnava a raccontare il paese e i lavori fatti o promessi. Chi trovava il tempo per sorridere e farsi ritrarre accanto a un amico, anche con la casa messa a soqquadro. Chi, dopo molte primavere, affrontava l’ennesima marea eccezionale con una calma che nasce dall’abitudine, non dall’indifferenza.

Fragilità

Accanto a queste forme di resilienza quotidiana, emergevano situazioni di estrema vulnerabilità. In alcuni interni, l’acqua arrivava a pochi centimetri dal letto di persone anziane, rendendo visibile ciò che spesso resta nascosto: la sproporzione tra la forza dell’evento e la fragilità di chi lo subisce.

Uno sguardo laterale

In quei giorni Burano ha ricevuto meno attenzione rispetto a Venezia. Eppure la straordinarietà delle maree non ha colpito un luogo in modo selettivo. Fotografare Burano significa allora spostare lo sguardo: dal simbolo alla vita quotidiana, dalla monumentalità alla casa, dall’evento alla conseguenza.

Comunità

Trascorrere molte ore sull’isola ha permesso di ascoltare storie, osservare relazioni, percepire una familiarità profonda tra le persone. Burano si è mostrata come una comunità compatta, abituata a convivere con una precarietà che non è emergenza episodica, ma struttura del presente.

Ciò che resta

Restare non è un racconto dell’acqua alta, ma di ciò che l’acqua alta rivela. È uno sguardo su chi vive in un luogo fragile e continua ad abitarlo, anche quando l’eccezionalità diventa ripetizione. È un progetto che parla di presenza, di responsabilità e di tempo condiviso.

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